“La Stampa” intervista Beatrice Trussardi, anima di Fondazione Trussardi

“Meglio far inciampare il pubblico nelle opere d’arte che chiuderlo in un museo”: è questa l’intuizione avuta da Beatrice Trussardi sedici anni fa, quando ha deciso di portare Fondazione Nicola Trussardi nei luoghi inesplorati di Milano. Un nuovo modello di fruizione dell’arte, itinerante, che, come l’imprenditrice culturale racconta in un’intervista a “La Stampa”, permette di avere maggiore libertà nel concepire e realizzare progetti: “Possiamo essere veloci e flessibili. E far conto sull’effetto sorpresa e sugli spunti dell’attualità”.

L’ultimo progetto presentato dalla Fondazione è “A Friend”. L’artista ghanese Ibrahim Mahama ha rivestito i caselli daziari di Porta Venezia con sacchi di juta: per dodici giorni si sono trasformati in un monumento allo scambio fra culture. Ne è nato un intenso dibattito, ma così “Ibrahim è andato a segno”, come spiega Beatrice Trussardi: “L’amico che dà il titolo alla sua opera viene da lontano e può anche non piacerci affatto”. L’imprenditrice culturale lavora da anni in sinergia con il Direttore Artistico Massimiliano Gioni. L’idea alla base di un nuovo progetto parte sempre dai luoghi: “Così è stato per Porta Venezia, che monitoravamo da tempo. Bisognava trovare il momento adatto e la funzione appropriata al posto. Dall’idea dello scambio commerciale il curatore è arrivato a Ibrahim Mahama”.

Le difficoltà, soprattutto di natura burocratica, ci sono sempre, ma le istituzioni locali appoggiano le attività della Fondazione: “In alcuni casi, per Palazzo Dugnani e per Palazzo Citterio, il nostro intervento ha sanato situazioni di degrado”. Il tema della migrazione è particolarmente sentito da Beatrice Trussardi: non a caso è anche nell’Advisory Council di Fondazione Tent, creata da Hamdi Ulukaya, un “filantropo visionario americano, ex migrante dalla Turchia che impiegando molti profughi ha portato la sua azienda produttrice di yogurt a livelli di crescita degni della Silicon Valley”. Con Fondazione Tent “sensibilizza i gruppi privati di tutto il mondo ad assumere rifugiati di guerra: negli Usa sono più di 120 le aziende che hanno sottoscritto l’impegno”.

Come ricorda “La Stampa”, Beatrice Trussardi è curatrice della sezione “Design+Art” della piattaforma online Yoox. Il motore che alimenta tutte queste iniziative è la curiosità: “Sono curiosa di tutto. E leggo soprattutto saggi. In questo momento sull’intelligenza artificiale. E sul clima: non è che ce ne dobbiamo preoccupare perché va di moda Greta, ma perché è l’emergenza terrestre numero uno, ancor prima della migrazione.”