L’arte, un mezzo per capire le emergenze del mondo: Beatrice Trussardi si racconta al Corriere della Sera

Beatrice Trussardi

“Preferisco che a parlare di me sia l’arte, i progetti che seguo con la Fondazione Nicola Trussardi, il nome di mio padre, perché anche l’arte è una passione che mi ha trasferito lui”: intervistata dal Corriere della Sera, Beatrice Trussardi apre il cassetto dei ricordi. A partire da Fondazione Trussardi, il centro del suo percorso professionale e artistico: un museo “nomade, senza una sede museale”, concepito per portare l’arte in tanti luoghi di Milano, tra la gente e nelle vite quotidiane dei cittadini.

Inaugurato nel 2003, frutto di un’intuizione che nel tempo si è rivelata vincente, è “un modello di collaborazione pubblico-privato che potrebbe essere replicato anche altrove in Italia. Ed è il mio appello alle istituzioni: ci sono gli investitori privati, le fondazioni, date loro la possibilità di portare l’arte alla gente, mettendo a disposizione gli spazi come ha fatto Milano”.

Tanti i progetti realizzati in 16 anni: “E ora per il Miart 2019 c’è un nuovo progetto: dal 2 al 14 aprile la Fondazione Nicola Trussardi presenterà A Friend, un’installazione concepita per i due caselli daziari di Porta Venezia a Milano, dall’artista ghanese Ibrahim Mahama, e a cura di Massimiliano Gioni”. Dopo la Terra Inquieta, su migrazione e crisi dei rifugiati, ancora una volta le tensioni del nostro tempo vengono fotografate attraverso l’arte, un “mezzo per capire le emergenze del mondo”. In questo contesto rientra anche Migration Moving Blanket, di Rob Pruitt, il progetto per Yoox ispirato al tema delle migrazioni forzate.

Entrata recentemente nell’Advisory Council di Tent Partnership for Refugees insieme al Chairman di Coca Cola e a quello della Fondazione Ikea, Beatrice Trussardi ne sottolinea il valore: “Tent cerca di dare risposta ai problemi dei rifugiati, provando a coinvolgerli nell’attività di aziende e multinazionali. Lo hanno già fatto in Italia Generali e Barilla”. Ma l’imprenditrice culturale è fortemente impegnata anche in un’altra battaglia, quella per l’empowerment femminile e il riconoscimento nel mondo dell’arte: “Nella lista 2018 dei top five fra gli artisti contemporanei per curriculum e quotazioni, non c’è una donna. Il problema del pay gap, la disparità di retribuzione in funzione del genere, resta. E le artiste donne emerse tardi per non offuscare il compagno sono tante. Ma dopo il movimento Metoo ora c’è più attenzione. È un inizio”.

Nell’intervista Beatrice Trussardi parla anche di climate change. Ognuno di noi deve dare il suo contributo per contrastarlo: “Viviamo sull’orlo del baratro e non ce ne rendiamo conto. In casa abbiamo abolito le bottiglie di plastica, solo borracce che i bimbi riempiono di acqua del rubinetto; e in garage c’è un’auto elettrica”.