“Arte” intervista Beatrice Trussardi

beatrice trussardi

Contemporaneità non è solo un orizzonte temporale. Contemporaneità è anche l’opportunità di riflettere sul mondo che ci circonda. Una consapevolezza che da sempre ispira Beatrice Trussardi nella sua attività professionale, come racconta il mensile “Arte” nel numero di febbraio 2019. Emerge nei progetti di Fondazione Trussardi ma anche in quelli realizzati nell’ambito della collaborazione con Yoox per la gestione della sezione Design-Art del sito di e-commerce. L’ultima proposta, a cui “Arte” dedica un approfondimento, è la collezione di quaranta coperte, ognuna diversa dall’altra, realizzate da Rob Pruitt (Washington, 1964).

Migration Moving Blanket è il nome di questo speciale progetto. “Da una parte Pruitt riprende il linguaggio degli schiavi afroamericani che lasciavano sui quilt messaggi in codice per aiutarsi nella fuga. Dall’altra, l’artista, che è rappresentato in Italia dalla galleria di Massimo De Carlo, si riallaccia alle migrazioni degli animali, le oche che migrano verso il Canada. E di nuovo è la storia di oggi” spiega Beatrice Trussardi. Il riferimento dell’artista sono le ultime elezioni americane e in particolare una dichiarazione degli elettori di Hillary Clinton: “Se vince Trump, migreremo in Canada”. “Ora, non tutti hanno varcato il confine degli Stati Uniti – evidenzia l’imprenditrice culturale – Ma sicuramente in molti stanno riflettendo su cosa voglia dire costruire un muro e separare due Paesi”.

Quello della migrazione è uno dei temi forti nel percorso artistico di Fondazione Trussardi: “Non vogliamo parlare il linguaggio della politica, ma con l’ultima mostra, La Terra inquieta, storie e opere di artisti migranti, abbiamo voluto creare una sorta di empatia e di vicinanza con questa realtà”. Il motivo: “Siamo talmente anestetizzati che non ci accorgiamo più di che cosa sta succedendo. Ci piaccia o no, siamo tutti esseri migranti”. D’altronde il nomadismo è nel cuore della Fondazione sin dal 2003, quando Beatrice Trussardi decise di imprimerle una connotazione itinerante, segnando una importante svolta nella storia dell’ente: “Non volevamo creare mostre per il solito “gruppetto”. Volevamo il confronto ampio. E quindi abbiamo scelto luoghi del passato, che avessero già scritto la storia di Milano, e abbiamo cercato di rivitalizzarli grazie all’intervento di artisti contemporanei”.

Il nuovo modello è frutto di un’intuizione dell’imprenditrice culturale, che nel tempo si è rivelata vincente: “Ed è quello che suggerisce anche Rob Pruitt intervenendo in un luogo particolare come Yoox. Siamo online, parliamo il linguaggio colto della moda, della musica, del design e dell’arte, ma, anche quando facciamo shopping, siamo dentro la società, come ci ha insegnato Andy Warhol ormai mezzo secolo fa”.